Ogni mese la tua impresa versa allo Stato un contributo obbligatorio, pari allo 0,30% degli stipendi, destinato per legge alla formazione dei lavoratori. Lo paghi comunque, che tu lo utilizzi oppure no.
Puoi decidere che quella somma torni indietro sotto forma di corsi per i tuoi dipendenti, oppure lasciare che resti dov’è. Nel secondo caso non risparmi nulla, rinunci soltanto a scegliere come venga spesa.
Parte dei percorsi che seguo in azienda viene finanziata così. Non è un’agevolazione da conquistare né un bando da vincere, sono soldi tuoi che aspettano di essere usati.
Perché quelle risorse hanno una scadenza. Si accumulano nel tempo, ma vanno impiegate entro i termini previsti, e le aziende che se ne accorgono tardi scoprono di aver lasciato indietro cifre che avrebbero coperto interi percorsi.
E perché cambia il modo in cui si decide. Quando la formazione pesa sul bilancio, la domanda diventa se ci si può permettere di farla. Quando è già finanziata, la domanda torna a essere quella giusta, cioè di che cosa hanno bisogno le persone che lavorano con te.
È l’obiezione che sento più spesso, e si risolve in una riga: la parte amministrativa non è a carico dell’azienda.
Se ne occupano gli enti formatori accreditati, che presentano il progetto, gestiscono le pratiche e rendicontano le ore. Io non sono un ente e non gestisco io quel lavoro, però collaboro stabilmente con diversi enti attivi in Veneto e conosco bene il meccanismo; quindi, so dirti fin dal primo incontro se la strada è percorribile e a chi rivolgersi.
Nella maggior parte dei casi mi contatta l’azienda perché vuole fare un percorso con me, e chiede al proprio ente se ci sono ore disponibili. È una domanda normale, che si fa in una telefonata, e la risposta è quasi sempre positiva.
Altre volte è l’ente formatore a chiamarmi, perché ha un’impresa che ha bisogno di un intervento su un tema di mia competenza.
In entrambi i casi il contenuto del corso lo costruiamo io e te, in base a quello che serve alla tua azienda. Il finanziamento riguarda le ore, non il metodo.
Esiste poi una seconda strada, quella dei bandi regionali ed europei, che segue regole diverse e apre finestre su temi specifici come la digitalizzazione, l’intelligenza artificiale o la sostenibilità. In questo momento sto tenendo percorsi finanziati anche in questo modo.
Se lavori in un’azienda e vorresti seguire un percorso di formazione o di coaching, non è detto che debba pagarlo tu.
Diverse persone mi hanno contattato a titolo personale e hanno poi chiesto alla propria azienda di far rientrare le ore nella formazione finanziata. Quasi sempre l’azienda ha accettato, perché non le costa nulla e la competenza resta comunque all’impresa.
Se stai valutando un percorso e non sai se puoi finanziarlo, il modo più veloce per scoprirlo è chiedere. Nel primo incontro mettiamo a fuoco che cosa serve alla tua azienda e verifichiamo insieme quale strada è percorribile.
Dura circa un’ora e non comporta alcun impegno.
È un percorso formativo per i dipendenti di un’azienda i cui costi vengono coperti, in tutto o in parte, da risorse che l’impresa ha già versato oppure da bandi pubblici, invece che dal bilancio aziendale.
Nulla in più. Si tratta di destinare alla formazione un contributo che l’azienda versa comunque, non di sostenere una spesa aggiuntiva.
Gli enti formatori accreditati, che presentano il progetto e gestiscono la rendicontazione. All’azienda resta solo la scelta del percorso e delle persone da formare.
La formazione rivolta ai dipendenti, compresi i percorsi commerciali, manageriali e sulle competenze relazionali. Per le attività svolte sul campo la verifica si fa caso per caso.
Sì. Puoi chiedere alla tua azienda di far rientrare le ore nella formazione finanziata, ed è una richiesta più comune di quanto si pensi.